ASSOCIAZIONE DI GENITORI CONTRO LE LEUCEMIE E TUMORI INFANTILI
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Supporto in psiconcologia pediatrica - Associazione Noi per Voi Onlus

LE NECESSITÀ DEL BAMBINO MALATO E FAMIGLIA

Noi per Voi - Meyer 43

Il tumore è considerato un evento traumatico familiare che crea importanti cambiamenti nella struttura e nel funzionamento della famiglia.

 

Il periodo immediatamente successivo alla diagnosi risulta il più difficile per i genitori che si trovano a sperimentare livelli elevati di angoscia emotiva e disorientamento. Si tratta di un periodo in cui viene chiesto all’intero nucleo familiare di riadattare la loro organizzazione per aderire a quelle che sono le esigenze del figlio malato e delle cure che dovrà sostenere.
L’insorgenza della malattia determina infatti importanti variazioni dell’assetto familiare. La coppia genitoriale è completamente concentrata sull’accudimento del piccolo paziente per le concrete esigenze legate all’andamento della patologia e della terapia; alcune volte sono lontani l’uno dall’altro, distanti da casa e in alcuni casi anche da altri figli. Sentimenti di confusione, paura e impotenza sono dilaganti; generalmente terrorizzati dal timore che il figlio soffra e dalla preoccupazione di non essere in grado di far fronte a tale dolore, dell’essere incapaci di proteggerlo e sostenerlo in questo percorso.

Nell’occuparsi dei bisogni di un bambino malato diventa quindi fondamentale supportare la famiglia, affinché riesca a trovare lo spazio per continuare a vedere e a prendersi cura delle parte sana e vitale dei loro figli, affinché non si congeli la comunicazione, ma si possano trovare spazi di condivisione reciproca in modo da evitare non detti e segreti che andrebbero a minare il rapporto di fiducia tra i vari membri della famiglia.

La comunicazione al bambino relativa alla malattia è fondamentale in modo che possa riconoscersi come protagonista attivo di ciò che gli sta accadendo e in modo da poter ridimensionare paure e fantasie. L’esperienza della terapia può risultare per il bambino peggiore della malattia stessa. L’ospedale è quindi sì il luogo delle cure, ma allo stesso tempo rappresenta anche quello di maggiore sofferenza ed è quindi spesso oggetto di sentimenti di rabbia e aggressività.
Diventa , quindi, fondamentale che il bambino trovi un proprio canale di comunicazione in cui poter elaborare tali sentimenti. Attraverso il gioco e il disegno può esprimere se stesso, le sue emozioni, i suoi vissuti. Attraverso il gioco simbolico il bambino padroneggia l’ambiente, esprime esperienze traumatiche, rielabora le emozioni. Grazie all’identificazione introiettiva (si identifica in momenti diversi con i vari oggetti interni), infatti, assume vari ruoli: l’insegnante severa e punitiva, il bambino pasticcione, la mamma consolatrice, il bambino arrabbiato e così via. Inoltre[…] creando una distanza attraverso le personificazioni, rappresenta e maneggia fantasmi altrimenti intollerabili, padroneggia angosce e anticipa progetti, dà senso e organizza il proprio mondo interno, metabolizza e ordina gli stimoli che a lui arrivano dal mondo esterno (e interno), impara a padroneggiare fantasie e impulsi (Ferro, 1992).
Per questo motivo il gioco simbolico consente, infatti, al piccolo paziente, all’interno di un setting terapeutico, di esprimere disagi e sofferenze profonde nel tentativo di trovare soluzioni ai propri conflitti e la presenza mentale del terapeutache accoglie gli stati mentali ed emotivi profondi consente trasformazioni significative.
Con il bambino affetto da patologia oncologica il materiale utilizzato, oltre a i personaggi ed agli animali, tipici anche delle sedute di gioco che si svolgono nella psicoterapia infantile,comprende anche oggetti relativa alla “cura”, quindi la valigetta del dottore con vari strumenti nonché alcuni oggetti “reali” come garze, deflussori, guanti di lattice, ecc..
L’opportunità di maneggiare attrezzature mediche in un contesto di per sé intrusivo/minaccioso come può essere un ospedale per un bambino, facilita la desensibilizzazione e la diminuzione/controllo dell’ansia e della paura. Nella seduta di gioco il bambino passa da essere l’oggetto delle cure ad esserne il protagonista attivo e la ripetizione ludica di un’esperienza traumatica gli permetterà di riattualizzarla e riaffrontarla: tutto questo potrà aiutare il bambino a familiarizzare con situazioni con cui dovrà confrontarsi nel breve termine contribuendo ad eliminare aree di astratta o errata percezione, riducendo il livello di paura e di ansia.

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